Sapori forti, piatti robusti, che arrivano dalla tradizione contadina, ma che sanno allo stesso tempo essere eleganti e raffinati è questa la vera cucina sabauda. Funghi e tartufo, risotti e agnolotti, le verdure delle colline di Monferrato, ma anche rane, servite fritte o in guazzetto, che ancora oggi sono uccise solo al momento dell’acquisto per verificare personalmente la freschezza. Poi, ovviamente, ci sono le lumache cucinate in qualsiasi modo. Una cucina eterogenea, potremmo definirla varia che si arricchisce con le specialità pescate in laghi e fiumi, come il pesce persico e altre prelibatezze d’acqua dolce. Dalle montagne invece arrivano i sapori forti a base di polenta e castagne. Ma la più grande ricchezza del Piemonte sono le risaie, anche perché alla base della cucina tradizionale piemontese c’è senz’altro il riso. Mille varianti, dal risotto alla’anatra fino a quello champagne e gamberetti, per secoli e secoli di sperimentazioni e tradizioni mantecati in padella. Eppure non è sempre lo stesso: il risotto si modifica chilometro dopo chilometro e città dopo città. Se a Novara il re dei risotti è la Paniscia, un riso con verdure, lardo, fagioli, salame, fegato di maiale e vino, così per restar leggeri... A Vercelli preferiscono sposare il riso con fagioli, rane pescate nelle risaie, da servire con gorgonzola e lumache. No, non è la cena di Halloween, assaggiate prima di criticare! Se non siete tipi da risotto, potreste sempre provare gli agnolotti, ce ne sono di tutti i tipi e conditi in qualsiasi modo.

Per secondo il menù del Piemonte propone la cacciagione, fagiani, lepri e pernici, preparati in tantissimi modi, come il civet, una tecnica molto simile al salmì.

Il pilastro, il piatto per cui il Piemonte è conosciuto, è sicuramente il bollito misto: diversi tagli di manzo e maiale sono lessati insieme fino a fondere perfettamente i loro sapori, insaporiti con salse come il bagnet verde o rosso. Chiaramente non possiamo non nominare i brasati, che cuociono per ore annaffiati dal buon vino piemontese, come il brasato al Barolo, che affoga nel nettare delle colline accompagnato da erbe aromatiche, verdure e lardo. Nono possiamo non parlare dei formaggi piemontesi!

Castelmagno, Murazzano, Raschera, Robiola di Roccaverano, la Toma Piemotese, il Bra! Sono solo alcuni dei formaggi Dop, manca solo l’Ossolano, in attesa della denominazione.

Ora parliamo di tartufo bianco. Tra Asti, Monferrato ci sono alcune delle più grandi tartufaie italiane, ma il mercato del tartufo di Alba è sicuramente il più famoso d’Europa.

Volete il dessert? Sui dolci piemontesi forse ci facciamo un articolo a parte!

Non possiamo però finire questo banchetto senza un buon bicchiere di Barbera, altrimenti potrei offrirvi un Dolcetto, se siete più chic, c’è lo spumante di Asti, il più bevuto al mondo, che nasce dall’uva Moscato coltivata sulle colline piemontesi. E allora “cin cin!”. Anche perché come dicono i piemontesi: “Ël vin pì bun al'è cul ch'as beiv cun ij amis”, il vino più buono è quello che si beve con gli amici!